Pittura astratta 2
giovedì ore 18.30-21.00
21Ott(Ott 21)10:0004Nov(Nov 4)19:00VOLTI - MARIA GRAZIA PETRONEInaugurazione
Inaugurazione Sabato 20 Ottobre 2018 18.30 Volti – personale dell’artista Maria Grazia Petrone. Con il Patrocinio del Comune di Padova.
Inaugurazione Sabato 20 Ottobre 2018 18.30
Volti – personale dell’artista Maria Grazia Petrone.
Con il Patrocinio del Comune di Padova.
Presentazione critica a cura della storica dell’arte Silvia Gulli.
“Maria Grazia Petrone, pittrice padovana, nelle sue opere d’arte ama scandagliare l’universo femminile, soprattutto nella sua interiorità, nella parte più profonda, nascosta, l’anima. Un guardarsi dentro per portare a galla, nel volto, emozioni e sentimenti. E l’arte è “complice”, amica. Con tecniche diverse quali acrilico, legno, cera, sabbia, carta, mette in evidenza i moti dell’anima che si riflettono sul volto.
Una galleria di volti femminili sfilano lungo le pareti, la maggior parte dei quali non guarda in faccia lo spettatore, non cerca d’interagire con esso. Occhi spesso chiusi, chiusi al mondo esteriore per guardarsi dentro, per cercare un mondo interiore, per calarsi nella profondità del proprio abisso, essere trascinati dentro un vortice, come in Gorgo in cui il vortice superiore genera un volto dallo sguardo intenso e dolce nello stesso tempo. La materia pittorica stesa con vivacità, genera la forza del vortice che trascina all’interno dell’anima. Come non richiamare le parole dello scrittore Armando Gonzáles Torres “ogni viso è un abisso, e se lo guardi fissamente, proverai vertigine”.
I tratti somatici diventano più dolci in Dentro: gli occhi semiaperti, uno sguardo dolce per questa donna che, forse, è lacerata dentro e, se come scrisse P. Brulat I volti ingannano raramente. Si ha l’anima del proprio volto e il volto della propria anima, le lacerazioni dell’anima sono evidenti nei segni che attraversano il volto, lo increspano quasi, a definirne una sorta di inquietudine interiore. Poesia pura è il Volto via Lattea, in cui l’immagine emerge dal bianco lattiginoso che lo circonda e che diventa sempre più lieve fino a perdersi nell’oscurità dell’Universo. Dolcezza e delicatezza si fondono in Fiore in cui acrilico e cera definiscono una sorta di craquelure nel volto che si prolunga in una colata materica a definirne lo stelo che lo sostiene. Assolutamente materico, con un grande effetto di luce e ombra, Gelo definisce un volto dai tratti molto marcati negli zigomi e nella linea delle palpebre inferiori, la bocca serrata e intorno il gelo a creare quasi una sorta di scudo, di riparo nel viaggio verso l’interiorità. Grazie alla tecnica, l’artista riesce a farci percepire questo senso di freddezza che sembra congelare il mondo esterno come se una lastra, fredda e trasparente, si frapponesse fra lo spettatore e il volto, isolato nella sua interiorità, nel suo viaggio dentro se stesso.
Molto materico nella sua esecuzione anche Arabesque, in cui il volto emerge dal gioco di colate di cera che lo circondano donando spessore all’opera d’arte.
Donne forti ma anche risucchiate dal dolore come In Nero, in cui è evidente un dolore interiore che risucchia il corpo della donna, svelato dal corpo smagrito, sofferente, striminzito, un corpo coperto da un lungo e austero abito nero, un dolore che si riflette nel volto ossuto, la bocca tesa, tirata, definita da un tocco di colore rosso, quasi una virgola impercettibile, fra il nero da cui è circondata.
Il tempo, il tempo che passa che scorre implacabile lasciando le sue ferite, le sue cicatrici nel volto: Nel Tempo, il tempo che scorre ha quasi cancellato i tratti somatici del volto, gli occhi chiusi serrati, di cui quello di sinistra appena percepibile, e la violenza dei segni sulla carta ad indicarne le ferite ma anche, perché no, la maturità, il vissuto trascorso del donna: “i segni del tempo” su cui scorre la vita.
Tutto si placa in Acqua Cheta: i lineamenti del volto sono distesi, gli occhi, ora si, cercano lo sguardo dello spettatore. La tempesta, il viaggio interiore è passato e la donna ne è uscita vincitrice.
Maria Grazia Petrone tocca anche il tema del doppio, del molteplice: come non ricordare Pirandello e il famoso romanzo Uno, nessuno, centomila? In Molteplice la forza espressiva del carboncino genera una molteplicità di volti che emergono, con i loro lineamenti dalla tavola su cui sono creati: “Il volto umano non è altro che un raggruppamento di volti che si sovrappongono uno sull’altro. E’ un tratteggio di linee, un pulsare di angoli, un vibrare di forme ed è per questo che un volto ci sembra così diverso da u giorno all’altro, a volte anche da un’ora all’altra. Perché non lo vediamo tutto in una volta” (Fabrizio Caramagna).
Un’esposizione, questa, che può essere definita un viaggio attraverso i sentimenti resi visibili dai volti, quest’ultimi specchio dell’anima, che permette di leggerne il senso esteriormente. Con l’uso combinato di tecniche differenti Maria Grazia Petrone ci introduce e accompagna in questo viaggio alla conoscenza di sé, un viaggio non sempre facile, a volte discordante, il volto Discorde ce lo ricorda, spesso alla ricerca di una Linea conduttrice, un viaggio in cui si affastellano ombre e luci –Ombra Luce- i moti dell’animo non sempre facili da interpretare, da riconoscere. Ma un viaggio che è necessario compiere costantemente per superare le intemperie della vita e ritrovare la forza per proseguire anche nell’eterna dicotomia tra Passato e Futuro: l’ombra pesante, minacciosa e incombente del passato, si dilegua in un futuro in cui la donna rinasce e ne esce vincitrice.”
Spazio Artemisia
Via Barbarigo, 83 - Padova
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giovedì ore 18.30-21.00
da definire
giovedì dalle 18.30 alle 21.00
venerdì dalle 17.30 alle 20.00
giovedì dalle 18.30 alle 21.00
Formazione Artistica:
Accademia di Belle Arti di Venezia.
Nell’insegnare, oltre all’acquisizione delle abilità tecniche necessarie, ritengo importante indicare come avvalersi della personale creatività per potersi esprimere al meglio.
Martedì 10.00-12.30
Lunedì 19.00-21.00
sabato dalle ore 15.00 alle ore 18.30
Giovedì 16.30-18.00
dal 1 ottobre 2026
Venerdì 19.00-20.30
Venerdì 9.30-12.00
Mercoledì 19.00-21.30
dal 23 settembre 2026
Martedì 19.30-21.30
Lunedì 16.30-18.30
Mercoledì 16.30-18.30

Andrea Coppadoro nasce a Padova il 5 Marzo del 1961.
Si diploma all’Istituto d’Arte Pietro Selvatico di Padova.
Si iscrive e frequenta la Facoltà di Architettura di Venezia I.U.A.V. ove si laurea nel 1988.
Parallelamente all’attività di Architetto ha continuato a coltivare la passione per la ricerca
artistica soprattutto nell’ambito della pittura, sperimentando le diverse tecniche pittoriche,
dall’acquerello, all’olio, all’acrilico, ecc.
Dal 2016 fa parte del direttivo dell’associazione Culturale Artemisia di Padova.
Tiene workshop per bambini e adulti.
Partecipa a mostre d’ arte collettive e personali e partecipa a concorsi di pittura.
Nel lavoro di Andrea Coppadoro tradurre la complessità della forma in un gesto pittorico è un fatto forse scontato, in realtà vuol dire cogliere il senso delle cose e saperle tradurre in immagini concrete. Si è di fronte a un lavoro complesso che discende dalla volontà di scarnificare la forma per ridurla all’essenza, nella sua semplice funzione espressiva acquisendo dal segno e dalla memoria la natura dello spirito analitico dell’oggetto. È in questo senso che le opere prendono il loro giusto posto, la loro giusta collocazione all’interno dell’esperienza pittorica fatta di spazio, colore e segni.
Non a caso nelle opere di Coppadoro c’è solo “qual cosa” di figurativo, tutto è ridotto al segno, alla realtà pittorica dell’astrattismo di Paul Klee (scomodando la storia dell’arte), alla sintassi tra forma e colore. Nell’opera pittorica di Andrea Coppadoro il disegno è definito da fratture e lacerazioni e può essere paragonato alla sintassi, la branca della linguistica utilizzata per analizzare gli svariati modi in cui le singole parole si legano a formare intere pittura che celebra la nota ma complessa vicenda del “senso compiuto, logico e coerente”, fatta di colore e materia dove i segni diventano gli elementi di congiunzione all’interno della
“frase pittorica”.

Giovanni Pinosio, nato a Mestre nel 1991, si è laureato in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2017, sotto la guida del professor Giuseppe La Bruna. Durante i suoi studi, si è specializzato nel disegno anatomico e ha successivamente applicato questa conoscenza tridimensionalmente alla scultura, utilizzando il filo di ferro. Questo materiale, che combina forza e delicatezza, collega per l’artista il disegno e la scultura, dando forma a corpi e oggetti che interagiscono con lo spazio circostante. La sua tecnica con il filo di ferro evoca riflessione, attesa, silenzio, relazione, intreccio e soprattutto una musicalità nella linea lavorata in modo armonioso e continuo.
Le opere di Pinosio hanno ottenuto riconoscimenti da galleristi, curatori e critici d’arte, ed sono state esposte in mostre collettive e personali dal 2014. Ha vinto i premi Project Art Lab nel 2016 e Timeraiser Italia nel 2019 grazie al suo lavoro. Oltre alla sua ricerca artistica, Pinosio crea oggetti d’arredo su misura, come decorazioni, lampadari e soprammobili, per committenti privati e pubblici, spesso in collaborazione con il designer Andrea Vianello.
Dal 2016, organizza workshop e lezioni di scultura in filo di ferro per associazioni e spazi culturali nel suo territorio, con l’obiettivo di diffondere questa pratica artistica.
Attualmente, vive e lavora a Mira, in provincia di Venezia.
Sono nato a Katzhuette, in Germania. Ho iniziato i miei studi presso l’Accademia di Belle Arti e Design di Halle, Burg Giebichenstein, concentrandomi sull’Industrial Design. Successivamente mi sono dedicato alla Grafica e alla Pittura, completando il mio percorso accademico con un diploma. Nel corso della mia carriera artistica, ho ricevuto il Premio d’Arte Gifhorn nel 1991 e ho avuto l’opportunità di studiare pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia tra il 1991 e il 1993. Oltre a dedicarmi alla mia pratica artistica, ho anche insegnato presso diverse istituzioni, tra cui la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia, le Scuole d’Arte a Berlino e Halle, la Thueringische Sommerakademie, le Scuole d’Arte a Monaco di Baviera e Potsdam. Ho avuto il privilegio di essere ospite e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria nel 1998, l’Università di Osnabrueck dal 2007, il Centro Internazionale della Grafica di Venezia dal 2009 e l’Associazione Culturale Artemisia di Padova e l’Associazione Internazionale Incisori di Roma dal 2014. Nel 2006 ho fondato l’Associazione culturale Xearte a Padova. Nel 2015, ho avuto l’onore di essere ospite come docente presso l’Università di Kaposvar in Ungheria.
da definire

Vaccaro Franca è un’educatrice qualificata e arte terapeuta con 15 anni di esperienza presso un centro diurno per persone diversamente abili. Il suo obiettivo è incoraggiare la creatività e l’esplorazione attraverso laboratori occupazionali che coinvolgono l’uso dell’argilla, del mosaico, della pittura e del bricolage. Ha completato corsi di formazione in consulenza familiare e training autogeno di base. Ha successivamente conseguito una laurea triennale in arteterapia presso la Cittadella di Assisi e si è iscritta all’A.P.I.Ar.T., un’associazione professionale che emette attestati di qualità e competenze riconosciuti dal Ministero dello Sviluppo Economico. Vaccaro Franca organizza laboratori di arteterapia per persone con disabilità, minori, caregiver di persone con demenza, individui affetti da trauma cranico e anziani, progettando temi specifici in base alle richieste e alle necessità dei partecipanti singoli o di gruppo.
Domenica 9:30 – 11:30
Barbara Menoncello, architetto e amante di arte e meditazione, ha trovato nella calligrafia sperimentale e negli acquerelli un punto di fusione tra queste sue passioni.
Appassionata della dimensione del libro d’artista, fusione tra arte, scrittura, ed esperienza tattile come espressione di un’arte meno nota, ma estremamente ricca di comunicazione emotiva e visiva. Guida laboratori per l’autoproduzione di libri, gesto grafico e acquerelli che reinterpreta in chiave illustrativa-emozionale.